Intervista a Francesco Patanè.

francesco patanè

Francesco Patanè artista siciliano. mamma stilista e lo zio scultore infondono in lui l’estro manuale.

Uno dei posti a lui cari è il suo atelier, un po’ fatiscente, come lo definisce lui, ma il suo mondo, il suo  paese d’origine la Sicilia.

Lo abbiamo intervistato , lasciando a lui la parola…

Il tuo primo contatto con l’arte?

Tutto è iniziato nello studio di mio zio, dove vedendo le sue opere, mi innamorai dell’arte. Inizia per gioco, per hobby, poi successivamente, visti anche i tanti apprezzamenti ricevuti, ho pensato di proseguire in maniera “più seria”. Osservavo quello che avevo intorno e creavo liberamente, sempre più ispirato, è allora che ho capito che l’arte era la mia vita.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Credo quando cominciai a vendere le mie prime opere, che all’inizio erano riproduzioni di paesaggi italiani su coppo (tegola). Anche se nulla ripaga più dell’osservare l’emozione che trapela e che provoca una mia opera ad un qualunque spettatore.

La tua prima opera?

La mia prima opera fu la riproduzione del paesaggio del porto di Aspra a Palermo.                                   

Ricordo che ci misi ben 25 giorni,  perché era un’opera imponente, 200×50 centimetri.  Provai una emozione inimmaginabile, era la mia prima opera d’arte. E fu proprio con quel quadro che iniziai il mio percorso di artista, la mia prima esposizione.

Come scegli cosa ritrarre?

I miei quadri sono legati alle mie emozioni che, a loro volta, sono legate alle persone che incontro nella mia vita. Appunto per questo ogni mio soggetto va a sottolineare la bellezza delle persone, dei luoghi e quindi delle emozioni che essi mi hanno suscitato e lasciato.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Sicuramente la mia primissima intervista, era una collettiva dove l’intervista globale era di 5 minuti, tipo 10 secondi ad artista, su Sky Arte, beh ho balbettato dal primo all’ultimo secondo a me concesso. Fu assolutamente imbarazzante ma sicuramente divertente!

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Le domande sarebbero tantissime come gli artisti che vorrei incontrare… Sicuramente potendolo incontrare Jean Michelle Basquiat, l’artista da cui sono stato più ispirato, che mi ha portato ad avere il mio stile, anche se ben diverso dal suo. Ma con lui parlerei solamente d’arte, sarebbe una scelta di cuore e non gli domanderei nulla.

Rapportandola al tempo presente, Picasso sicuramente e gli chiederei come si sarebbe mosso in quest’epoca. Lui in qualunque epoca sarebbe stato un grande, sia dal punto di vista della genialità che dell’innovazione.

Quanto conta la comunicazione?

La comunicazione per me è fondamentale ed essenziale. Avere un ufficio stampa professionale, lavorare bene sul web e sui social è necessario in maniera assoluta, per promuovere la propria arte, per riuscire al meglio. Ma la forma di comunicazione di ogni artista è la sua arte, che parla da sola…

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia e estero?

Diciamo che, secondo le mie esperienze, la sola differenza è quella che l’arte, in tutte le sue forme, all’estero viene considerata come un lavoro vero e proprio, mentre in Italia rimane più difficoltoso, anche se non impossibile,  farla diventare un’attività lavorativa a tutti gli effetti.

Cos’è per te l’arte?

L’arte è la più alta forma di espressione. Esprime noi stessi, la nostra visione personale del mondo e l’essenza che vogliamo trasmettere all’osservatore. Una nostra impronta digitale artistica,  personale ed unica.

Per proporre arte e fotografia bisogna averle studiate?

Sicuramente aiuta lo studio, e sicuramente ci si trova avvantaggiati sotto molti punti di vista. Io personalmente sono autodidatta e credo che con l’impegno e i sacrifici – molti nel mio caso – si riesca ad eguagliare chi magari ha avuto anche un percorso di studi specifico. Lo studio non implica l’unicità o l’originalità di un artista e delle sue opere …

Cosa ti aspetti da un curatore?

Grande professionalità e soprattutto uno studio accurato dell’artista che si trova a rappresentare,  del suo percorso artistico e delle sue opere.

Cosa chiedi ad un Gallerista?

Il Gallerista è un intermediario tra l’artista e il pubblico, e come tutte le operazioni commerciali, massima visibilità dell’artista nella galleria, coadiuvata da una comunicazione ad hoc ed informazione,  volte alla vendita delle opere,  a vantaggio suo e dell’artista che rappresenta in Galleria.

Grazie Francesco

Alessio Musella

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