WEIK !

weik

WEIK, classe 1984 , nasce in un quartiere periferico milanese , respirando le dinamiche legate ai preconcetti che chi vive questi luoghi si sente sulla pelle ad ogni sguardo.
Esponente attivo della TDK crew, storica graffiti crew nazionale e fondatore dell’ Interplay crew

Interplay crew

Collabora ed è rappresentato da gallerie di Milano, Dubai, Pechino, Marrakech, Stoccolma, New York, Parigi, Spagna ed Australia. 

Abbiamo fatto qualche domanda all’artista, ma soprattutto all’uomo , per cercare di scoprire qualcosa in più su chi sia WEIK.

l tuo primo contatto con l’arte?

Da piccolo disegnavo spesso con bruttissimi risultati, ma ero ostinato, e fin troppo fantasioso, sia da bambino ero attratto dall’arte anche quella più difficile e poco comprensibile per la mia età, poi arrivarono i graffiti nel 1997 li si apri un mondo.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Quando ho iniziato ad essere più cinico e realista sulla mia produzione, e quando ho imparato a gestire il mio lato emotivo con professionalità e disciplina.


La tua prima opera?

Da bambino, una sorta di mostro che fumava dalle orecchie con un volto sorridente sulla pancia 

Come scegli cosa ritrarre ?

Non scelgo cosa ritrarre, io non ritraggo nulla, cerco di rappresentare il periodo storico che stiamo vivendo, non importa il tipo di media utilizzato.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso

Le notti a dipingere sono piene di aneddoti assurdi ed avventure, amici che per scappare dalle forze dell’ordine  si ritrovavano chiusi in box di appartamenti e venivano liberati dai proprietari sconosciuti che andavano in ufficio,  o collezionisti che fingono, con la giovane donna di turno, di conoscermi descrivendo aneddoti su Weik inventati, con me li davanti senza riconoscermi.


Se potessi incontrare un artista del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Ho molte più domande da sottoporre a quelli del presente.

Quanto conta la comunicazione ?

E’ fondamentale quanto volerla recepire.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia e estero?

Italia ha molti sottoboschi con dinamiche strane, e spesso si tende ad autodefinirsi artisti solo perché si hanno in mano progetti editoriali indipendenti o visioni estetiche accattivanti.

In piu l’italia è assuefatta dall’arte, e spesso è utilizzata solo come accessorio per definirsi e catalogarsi dal punto di vista socioculturale.

Cos’è per te l’arte?

l’arte è rappresentare il periodo storico che si sta vivendo, o in maniera introspettiva o in maniera sociale.

Non è per tutti è per chi ha voglia e la sensibilità di capirla.

Per proporre arte e fotografia bisogna averle studiate?

Una buona cultura che sia accademica o da autodidatta serve per avere una visione maggiore e una sensibilità artistica più profonda oltre che avvantaggiare l’evoluzione di nuove tecniche produttive.

Cosa ti aspetti da un curatore ?

sinergia con l’artista, conoscenza delle tecniche di allestimento per ampliare l’armonia della tua produzione con lo spazio sia fisico che temporale, è quello che sta in mezzo tra il contenitore e il contenuto.

Cosa chiedi ad un Gallerista ?

Nulla.

Grazie per avermi dedicato un pò del tuo tempo , a presto

Alessio Musella