Elisabetta Roncati Founder Art Nomade Milan…

elisabetta roncati

Il suo progetto Art Nomade Milan oggi è una bella realtà: un blog in cui trovare recensioni di eventi , e approfondimenti su qualsiasi forma di espressione artistica e culturale.

Abbiamo fatto qualche domanda a Elisabetta Roncati , per capire i suoi “Dove, Quando e Perchè”

Primo incontro con l’arte

 In realtà non ho un episodio specifico da raccontarti. Fin da quando ero molto piccola i miei genitori mi portavano con loro a visitare mostre, musei e monumenti. Un “affare di famiglia”, insomma. Pensa che una volta sono anche comparsa in un servizio del Tg regionale della Liguria, la mia terra d’origine, dedicato ad un’esposizione che si teneva nella genovese Commenda di Pre’. Insomma, erano tutti incuriositi da quella bambina di nemmeno sei anni che si aggirava tra le teche. Possiamo dire che l’arte ce l’ho nel sangue.  

Che studi hai fatto? 

Capitolo…lunghissimo 😉 Ho una laurea triennale in “Comunicazione e gestione nei mercati dell’arte e della cultura”, poi ho frequentato per un periodo un Master in “International Business & Global Affaire”, per poi tornare a Milano e completare il tutto con una laurea magistrale in “Marketing, consumi e comunicazione”, indirizzo in Retail Management. In realtà non è finita qui: ho frequentato vari corsi alla NABA, ho conseguito un perfezionamento in beni demoetnoantropologici all’Università degli Studi di Milano Bicocca e ho seguito un altro Master, questa volta alla University of Oxford, in “Islamic Art & Architecture”. Non ti tedio oltre elencandoti le lingue che ho appreso. E’ proprio vero che nella vita non si finisce mai di studiare…


Per parlare di arte è necessario averla studiata? 

Sicuramente per parlare di certe nicchie di mercato, penso all’arte africana od islamica, devi averne una conoscenza approfondita. Non basta, però, conseguire il “pezzo di carta”: bisogna aggiornarsi, leggere tantissimo, imparare sul campo. Diciamo un mix tra studio canonico e “università della strada”. Se poi si vuole intraprendere un percorso di critica, curatela o di giornalismo di settore lo step accademico lo ritengo imprescindibile. Non è questione di snobismo: lo studio, soprattutto di discipline umanistiche, va al di là del mero nozionismo. Ti consente di aprire la mente verso le realtà e le differenze che caratterizzano le espressività culturali umane e le arricchiscono.  

Per vendere l’arte è necessario averla studiata? 

Non è detto, ma, nel caso in cui non ci sia un retroterra dato dal curriculum studiorum, bisogna compensare con tantissimo lavoro sul campo. Almeno questo è il mio parere. Il mercato è sempre più difficile, dominato spesso da avidi player internazionali di grandi dimensioni. Bisogna aguzzare l’ingegno per evitare di farsi fregare, anche nel caso in cui si sia operatori e non solo acquirenti.  

Un aneddoto che ricordi con il sorriso 

Ce ne sono tantissimi! Forse i primi passi che ho mosso in una galleria, quando mi sentivo “diversa” perchè non in possesso di una laurea in storia dell’arte. Il mio blog, la mia professione di art consultant sono nati così, quasi per scherzo. Volevo imparare il più possibile, entrare nelle viscere del sistema per carpirne i segreti, soprattutto del mercato, e comunicarli in maniera chiara ad un’utenza non di settore. Dopo pochissimi anni eccomi qui: mi ritengo davvero fortunata e, soprattutto, molto soddisfatta.  


Come scegli gli artisti di cui parlare? 

Artisti, professionisti del settore, mostre da visitare: intervisto, visito e scrivo di ciò che mi incuriosisce, senza preconcetti. E devo dire che non è facilissimo catturare la mia attenzione. Cerco spontaneità di linguaggio, colore e atmosfere diverse dall’ordinario. Se poi si parla di arte africana, mercato e arte tessile sono sempre in prima linea. Ho un occhio di riguardo per gli artisti emergenti, non solo definiti tali per età anagrafica. Penso non abbiamo facilità ed occasioni di esprimersi soprattutto in Italia, dove ci si deve districare tra lavori sotto pagati e flusso creativo. Infatti faccio parte del team della REA Fair che aprirà i battenti il 30 ottobre a Milano: un’occasione espositiva proprio dedicata a questo tipo di creativi. 


Quanto conta il curatore per una mostra? 

E’ l’anima di un’esposizione, ma non solo in termini critici e storico artistici. Oggigiorno un curatore deve anche “saper far di conto”: budget, sponsor, trasporti, prestiti ed assicurazioni sono all’ordine del giorno. Non si ha sempre l’occasione di lavorare con prestigiose realtà che impiegano altri addetti per queste funzioni. Capita di continuo che ci si debba rimboccare le maniche. Il curatore assomiglia ad un manager e questo mi solletica non poco vista la mia formazione.  

Cos’è per te l’arte?
 Vita. Sarò banale, ma credo davvero che la bellezza possa salvare il mondo. Tutti, in fondo, abbiamo bisogno di essere salvati. L’arte, con me, lo ha già fatto. 
Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista di piacerebbe interagire e perchè?  

Non te lo voglio svelare, forse perchè ne ho così tanti in lista che sarebbe difficile sceglierne solo uno. Posso però elencartene le caratteristiche: folle, anticonformista e selvaggio. Insomma, un bel tipino.

Sei riuscito ad indovinare?!

Ne conosco più di un paio che potrebbero corrispondere agli indizi…

Grazie Elisabetta, è stato un piacere intervistarti

Alessio Musella

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