Elisa Madeo Pitt, la sperimentazione al primo posto…

elisa madeo
elisa madeo

Classe 1982, attualmente è rappresentata da diverse gallerie in Europa e collabora con studi di interior design in tutto il mondo, sia per progetti di pittura che di fotografia, ha uno studio in Toscana, a Lucca, e uno in Australia, a Port Macquarie, può bastare ? A noi no , e per approfondire il tutto abbiamo deciso di fare una interessante chiacchierata con Elisa Madeo.

IL TUO PRIMO INCONTRO CON L’ARTE?

Sono cresciuta con i miei nonni materni, ed uno dei loro amici più cari era un pittore. Veniva spesso a casa nostra, portava i suoi quadri e mia nonna li appendeva in casa con grande gioia.  Era una persona allegra e solare, era molto piacevole stare con lui e ammiravo profondamente il lavoro che aveva scelto di fare.  Un pomeriggio d’estate, trovandomi per l’ennesima volta a dipingere sul tavolo di cucina di mia nonna, mi sorrise e mi disse che sicuramente un giorno avrei fatto il suo stesso mestiere. Avevo circa 5 anni e ad oggi rimane ancora uno dei complimenti più gratificanti che abbia ricevuto.

LA TUA PRIMA OPERA?

Se opera si può chiamare… Una mini tela 20×30 cm comprata in un negozio di bricolage, più o meno ai tempi delle medie, volevo sperimentare cosa succedeva a mescolare la colla vinilica con diversi tipi di colori. Quindi presi matite, pastelli, tempere e stecchini di legno di varie misure e iniziai ad impiastricciare tutta questa roba insieme, a caso, con risultati ampiamente discutibili… Credo che sia ancora in casa di mia madre da qualche parte e mi vergogno ogni volta che rispunta fuori dal cassetto!

COSA VUOI TRASMETTERE ATTRAVERSO LE TUE CREAZIONI?

Energia positiva. Speranza. Uno spunto di riflessione. Magari un po’ di anima.

Nei miei lavori cerco di utilizzare quanto più possibile materiali riciclati ed eco-sostenibili, trasformando i miei quadri in messaggi di azione concreta e speranza per il nostro pianeta.

Parto dal presupposto che ognuno di noi ha almeno un seme “buono”, e che se curato ed annaffiato nei tempi e nei modi giusti può sempre portare ad una piccola rivoluzione, o quantomeno ad un piccolo passo in più verso l’evoluzione, ormai diventata inevitabile.

UN ANEDDOTO CHE RICORDI CON IL SORRISO?

Fino a qualche anno fa avevo lo studio in casa, due dei miei tre figli erano ancora molto piccoli e spesso dipingevamo insieme. Loro avevano un tavolino con un piccolo cavalletto e usavano gli scampoli delle mie tele per disegnare. Un giorno mio figlio Aiden, che al tempo aveva 5 anni, mentre Vincent ne aveva solo 3, mi guardò stupito e mi disse: “Mamma! Ma tu fai tutti gli scarabocchi proprio come noi! Però più grandi!” 😊

CHE RAPPORTO HAI CON I GALLERISTI?

Credo che per intraprendere un lavoro complesso e non banale come quello del gallerista ci sia bisogno di una grande passione per l’arte, un vero e proprio fuoco che ti brucia dentro e che ti porta continuamente a metterti in discussione. Penso che sia necessario scendere dal piedistallo della comodità e del preconcetto di guadagno “facile”, soprattutto nell’era digitale e del “visualizza i prodotti” dei social media. Posso affermare con serenità, e sicura di non recare offesa a nessuno, che il mio miglior gallerista fino ad oggi è stato il signor Mark Zuckerberg, specialmente attraverso Instagram.

QUANTO CONTA LA COMUNICAZIONE NEL MONDO DELL’ARTE?

La comunicazione è l’unico modo per uscire dallo spazio privato dello studio, a meno che non si voglia portare avanti l’arte come hobby della domenica, scelta peraltro rispettabilissima. Se non si comunica non si va da nessuna parte. Reduce da una laurea in marketing e molti anni di esperienza come responsabile commerciale in un’azienda, lavoro che ho portato avanti parallelamente alla passione per l’arte fino a qualche anno fa, sono convinta che senza pianificazione strategica e il pieno rispetto degli accordi commerciali nessuna attività può sopravvivere a lungo, compresa quella artistica.

Credo inoltre fermamente nell’energia che comunichiamo con le nostre opere. Trovo che l’autoreferenzialità portata all’estremo e la figura dell’artista bohémienne siano noiose e superate ormai da qualche secolo, e che sia giunto il momento che lascino spazio a messaggi di un diverso spessore rivolti verso l’esterno, lasciando che l’individualità esploda nella superiore interconnessione fra esseri senzienti. Abbiamo la responsabilità di poter far riflettere diversi milioni di persone solo con uno sguardo, ed è un peccato sprecarla nelle limitazioni del mero bisogno di essere visti, alimentando solo e soltanto il nostro ego in cerca di riscossa, senza andare oltre la superficie.

TU SPERIMENTI MOLTO, E SPAZI TRA LA PITTURA, LA DIGITAL ART E LA FOTOGRAFIA,CHE TECNICA UTILIZZI NELLE TUE OPERE?

La mia tecnica è la sperimentazione stessa. Mi diverte uscire dalla mia zona di confort per andare oltre, nell’arte e nella vita.

La pittura e la fotografia sono le mie grandi passioni, a volte rimangono parallele, ma spesso vengono fuse attraverso l’arte digitale e l’intervento pittorico manuale. Questo tipo di lavorazione è il fulcro della mia ricerca di Art Design, r cui le immagini stampate su svariati supporti e con le più disparate modalità (stampa diretta, applicazione di pellicole oppure trasferimento manuale d’immagine), vengono fuse alla lavorazione pittorica e al trattamento finale in resina epossidica. I pannelli così creati diventano supporti multifunzione, che possono integrarsi in ogni tipologia di ambiente grazie all’alta resistenza agli sbalzi di temperatura e di umidità, qualità che li rendono particolarmente adatti a situazioni particolari come il settore nautico piuttosto che gli ambienti commerciali, avendo inoltre molteplici destinazioni d’uso. Possono diventare un pannello applicato direttamente a muro o in cornice, così come su un mobile nel caso del Forex e dell’alluminio, all’elemento di design luminoso fino all’intera parete retroilluminata se lavorate su pannelli di plexiglass opalino oppure di PET riciclato, possono sostituire le classiche piastrelle e la carta da parati, così come diventare porte oppure tavoli e banconi per locali se inserite in una colata di resina a spessore maggiore, fino a ricoprire un intero pavimento. Ogni pannello può essere grande fino a 2 metri per 3, ma lo stesso soggetto può essere esteso su superfici molto più ampie combinando insieme più pannelli e rielaborando l’immagine digitalmente.

A seconda del progetto e della destinazione d’uso quindi spazio tra molteplici possibilità materiche e cromatiche. Dalle plastiche di riciclo degli imballaggi, al cartongesso di recupero, pannelli derivati dalla compressione di bottiglie di plastica monouso, tessuti che nascono dal recupero delle reti fantasma dal fondo degli oceani, legno riciclato e rincollato, vinilica di recupero dai fondi di aziende farmaceutiche, pigmenti di scarto, alluminio, forex, pvc, dibond, e ogni tanto anche la tela classica e la carta, possibilmente riciclata, da acquerello incollata su tavola. Gesso, vernici, spray e colori acrilici, colori ad olio idrosolubili e classici, oli essenziali, acquerelli, inchiostri, matite, pastelli, resine mono e bicomponenti all’acqua, oltre a vari tipi di medium per trasferimento di immagine così come per modificare gli effetti finali e i tempi di essiccazione. Credo sia realistico affermare che l’unico vero limite è il confine dell’immaginazione, che ad oggi ancora non ho trovato…

Grazie Elisa, tutto molto interessante , a presto

Alessio Musella

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