Daniele Vannini evolution…

daniele vannini
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Paradossalmente la fotografia non gli è mai interessata fino a quando, di colpo, è entrata nella sua vita.

A Daniele piace sperimentare, mettersi in gioco , fare e disfare, stupire e stupirsi, oggi ha raggiunto un nuovo livello ..

Capiamo attraverso le sue risposte alle nostre domande questa sua nuova fase :

In questo ultimo periodo ci sono state evoluzioni nella tua percezione della fotografia, cosa è cambiato?

Direi che sono cambiato io.

O meglio, sono arrivato ad una maturazione.
Fino a non molto tempo fa mi consideravo un artigiano, una persona che scattando ritratti offriva un servizio con lo scopo di valorizzare l’immagine degli altri.

Il mio sguardo era rivolto all’esterno e mai verso di me, verso quello che davvero sono e che sento.

Oggi sono un artista, e utilizzo la fotografia per scavarmi dentro. Non è infatti un caso che abbia iniziato ad usare molto me stesso nel mio lavoro, lo considero un processo quasi terapeutico.


Quando la fotografia diventa arte?

Piú che della fotografia in quanto strumento parlerei di chi realizza quella fotografia.

Non pretendo di avere la verità assoluta, ma penso che il fotografo (o la fotografa ovviamente) diventi un artista quando voglia mettere tutta la sua persona in quello che produce.

Deve prendere una posizione, diventare spietatamente onesto con se stesso e dare il suo punto di vista senza censurarsi.

Deve essere presente nelle sue immagini, non può insomma essere solo un testimone, deve essere sempre il soggetto del suo lavoro (anche se non si fotografa).

E le sue fotografie devono trascendere il contenuto raffigurato, devono permettere a chi le osserverà di “empatizzare” in qualche modo con l’opera, devono far vedere le cose in modo diverso.

È un lavoro complesso ma molto importante e bellissimo.

Questo è il mio pensiero.


Hai deciso di aprire un canale YouTube, cosa ti ha spinto a farlo?

Il desiderio di raccontare chi sono e comunicare cosa c’è dietro quello che faccio. Sono pieno di tormenti e quei tormenti sono il motore del mio lavoro, ma sono anche una persona che ama confrontarsi con gli altri e cercare un dialogo.

Siamo nel 2022, la figura del bohemien, dell’artista cupo che si chiude in se stesso e parla solo con le sue opere é compassata per quanto mi riguarda.

E poi l’approccio in stile “Chi é Bansky?

Qualcuno l’ha mai visto?”

Non mi piace.

Alcuni pensano che a rendersi misteriosi e inaccessibili si riesca a vendere di più.

Vero o no che sia, é comunque qualcosa che non mi rappresenta. Io voglio aprirmi perché farlo mi piace, e mi piace anche dare spazio agli altri.

Infatti ho in mente due progetti per il canale; uno é quello di realizzare delle chiacchierate con altri artisti e con chi ha a che fare con il mondo dell’arte, e l’altro é di fare la stessa cosa ma con chi l’arte la mastica poco o niente. Insomma, l’esatto opposto del chiudersi in sé stessi.

E poi sto cominciando ad interessarmi al cortometraggio, se così si può dire.

Sto scoprendo che fare video mi piace anche per lavorare.


Quale il tuo obiettivo da qui a un anno?

Propormi alle gallerie.

È una cosa che ancora non ho mai fatto perché come artista sono giovane (ho preso questa consapevolezza da circa un anno), e mi sto concentrando appieno sulla fase produttiva, ma avere una rappresentanza (una rappresentanza sana e seria) é fondamentale non solo per monetizzare, ma anche per l’aspetto psicologico.

Fare arte é un lavoro, e senza tutta la fase relativa al mercato é come essere parte di un cerchio che non si chiude mai.

Ti fa sentire inconcludente. Almeno per me è così.


Come scegli cosa ritrarre?

Mi guardo dentro, rifletto, scrivo.

A volte si tratta di qualcosa estremamente intimo e personale, altre volte sono toccato da quello che mi succede attorno, e lo rielaboro con quello che provo.

Di base sono interessato all’inconscio, alle pulsioni primordiali e alle paure.

A tutto quello che abbiamo dentro e che spesso facciamo il possibile per non guardare. In conclusione, guardare tutto questo per me significa in qualche modo accettarlo e farci pace.

Grazie Daniele per il tempo noi dedicato

Alessio Musella

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